14 PUNTI: QUEL PRECEDENTE CHE FA SOGNARE PDF Stampa E-mail
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INCONTRO CON RODOLFO CETOLONI
"Non avrei mai pensato che un giorno questa sala avrebbe ospitato un recital su San Francesco". Rodolfo Cetoloni nel 1988 era un padre francescano: lo è anche oggi, ma in più è anche Vescovo. Ed entra come fosse ieri nel gioco di Rondine. Il gioco della memoria. Il gioco della domanda impossibile alla quale può arrivare la risposta che non ti aspetti. Nel 1988 la risposta di Raissa Gorbaciova ("Vi aspetto, portate il vostro messaggio in Russia"), nel 2010 la risposta del Caucaso: "Quei 14 punti sono un piano credibile per ricostruire il dialogo". Non lo avremmo pensato ieri, proprio come la direttrice della Casa della Cultura di Leningrado, non lo penseremmo oggi.
Ma Rodolfo, nel lancio della marcia per le Piazze di Maggio, sotto la tenda un po' rovente di Rondine, fa da cerniera. La cerniera di una storia. Il viaggio sulle orme di La Pira, poi la lettera impossibile a Raissa: scritta in coda ad un'altra marcia a piedi, da Rassina a La Verna Firmata sull'altare della Basilica. "Ho pensato: firmo, perché ci credo: ma figurati se ci risponde".
 Ammette il suo filo di scetticismo anche oggi, forse perché è stato uno dei pochi a scandirne la sua vita di pastore. O forse perché non era scetticismo: era il gusto della sfida, che diventa più divertente solo quando è difficile. Difficile come una missione di 80 persone, parecchi giovani tra i 17 e i 25 anni, con  uno spettacolo su San Francesco: e i cui strumenti musicali, i cui scenari, i cui testi girano per giorni l'Europa prima di atterrare nella madre Russia. Difficile ma stimolante.
Perché mentre ti arrabatti per costruire un successo, il successo spunta dove non te lo aspetti. La ragazza universitaria che forza i contorni di un dibattito e chiede, quasi piangendo, la possibilità di credere:  in una Russia che ancora non lo consentiva. Il cameriere di un albergo che diventa chitarrista di notte, si unisce ai tuoi canti in un salone gelato e di suo ci mette dei pezzi di protesta che gli sarebbero costati carissimi. "Non preoccupatevi - sussurra mentre lo portano via - vi voglio bene". Il vecchio padre e il nuovo Vescovo si emozionano ancora a raccontare quei passaggi. A raccontare della signora lituana alla quale viene porta una bibbia, la bacia prima di restituirla e scoppia a piangere qando scopre che è un regalo.
 A raccontare dei giovani di Leningrado (altro ancora che San Pietroburgo...) che nel primo tempo dello spettacolo seguono i testi nella loro lingua e nel secondo li mollano: perché la musica, il dialogo, il sorriso bucano perfino Babele. Rodolfo racconta, quasi in duetto con Franco Vaccari, e le scene di allora si ricompongono di fronte a chi non le ha vissute. Giovani di oggi, educatori, studenti internazionali, perfino l'ambasciatore Cassini, che di tanto in tanto riaggiusta la memoria suggerendo la parola giusta o il nome appropriato. Il volo della "Rondine rossa" si alza e si abbassa, volteggia e cabra sotto la tenda e nella storia di Rondine. "Buona marcia" augura Rodolfo: e non capisci se parli di stasera, del viaggio di luglio a braccetto con i 14 punti di una proposta "impossibile". O di se stesso, padre francescano e Vescovo ma ancora capace di emozionarsi ai colpi d'ala di quella "Rondine rossa".

 

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