Tra i turchi... PDF Stampa E-mail
Sabato 31 Luglio 2010 15:14

tra_i_turchi29 luglio 2010 - Istanbul - Eccoci oggi camminiamo tra i turchi.

Dopo i campi profughi di Baku e le sorprese di una città incantevole, le meraviglie di Tbilisi, il passaggio della red line per arrivare in  Abcasia,  dopo la bellezza e lo stupore nella terra armena; il nostro viaggio di amicizia ha dovuto lasciare l’amata regione transcaucasica.

Ci hanno salutato in Armenia alcuni dei protagonisti di quest’avventura, gli studenti Dato, Anna, Guy e Aleko, ma anche altri amici preziosi ed indispensabili agli equilibri della nostra squadra.
Noi altri, invece, dai monti caucasici e dai suoi uomini fieri con il colbacco ed il pugnale, siamo arrivati fino a toccare la terra dell’antico Impero Ottomano e Bizantino.
Siamo arrivati fino a qui.
Per catturare le coordinate reali della nostra distanza dal piccolo borgo medievale di Rondine e dal nostro mondo, dovremmo saper sentire vivi simultaneamente tutti i popoli che abbiamo scavalcato durante questo viaggio. Per sentire pienamente la Turchia, dovremmo saper percepire in un solo attimo la moltitudine delle esistenze annidate fin dentro gli angoli più nascosti delle sue città.
Istanbul lo fa per noi e ci regala in un solo sguardo tutti i popoli.
Istanbul è la magnificenza delle moschee, è l’odore di pesce sui marciapiedi, i carretti di pannocchie e le nocciole, le bancarelle, gli occhi di Hallah che numerosi fissano i passanti sulle vie, i lucidatori di scarpe, i canti che provengono dalle moschee: un via vai di vita che non si ferma mai.
IL PATRIARCA E IL MUFTì
Tre passi si sentono arrivare oltre le due porte che affiancano a destra e a sinistra una poltrona rossa: lo stiamo aspettando emozionati. E’ il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli.
Le sue mani accoglienti ed umili raccontano il forte ed inestinguibile desiderio di incontrare l’altro. Si capisce da come tiene con cura l’enciclopedia delle persone che ha conosciuto, il ricordo di ogni amico. Si capisce da come accoglie con affetto il saluto che Papa Benedetto XVI ci ha caldamente raccomandato di rivolgergli.
Bartolomeo I è un uomo mite e premuroso che ci vuole mettere lui stesso in mano, uno per uno, le immaginette di Cristo e i cioccolatini e desidera che Magomed, di religione musulmana, veda il corano che custodisce nel suo studio accanto alla Bibbia.
E’evidente la reciprocità del sentimento di amicizia tra queste due religioni ad Istanbul quando, poche ore dopo, è Sabri Demir, il vice del Gran Muftì, ad accogliere la nostra delegazione.
Da millenni, ci ha detto, moschee, sinagoghe e chiese cristiane convivono armoniosamente in Turchia. L’orgoglio per l’affermazione dell’integrazione interreligiosa nella sua terra si rispecchia nello sguardo compiaciuto che rivolge ai nostri giovani dello Studentato Internazionale che paragona ai diversi e bellissimi fiori di un giardino tra i quali non si può scegliere il più bello e nell’auspicio che l’esperienza di Rondine si possa diffondere presto in molte altre zone del mondo.
Az

 

 

 

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