Il brindisi del Tamada per salutare Tbilisi PDF Stampa E-mail
Venerdì 23 Luglio 2010 09:07
21 luglio 2010 (Tbilisi) - Sulla città di Tbilisi veglia una statua che tiene una spada in una mano, per ammonire i nemici, e nell’altra un bicchiere di vino, per accogliere gli ospiti. Il Ponte della Pace  collega le sponde del fiume Mtkvari, sulle quali si ergono luminose bellissime chiese, dalle quali arrivano i canti dei riti ortodossi. Arroccata sui monti, la città ci appare come lo specchio di un mondo ancora troppo nuovo perché l’esperienza della sua vista possa essere totale. Già domani dovremo lasciare Tbilisi: è stato troppo poco il tempo per raggiungere la sua anima nascosta.
Di fronte all’assolato Patriarcato di Georgia passeggiano suore ortodosse vestite di nero.  Il Vescovo Daniele e il Responsabile del Dipartimento Relazioni Esterne ci ricevono in una sala dominata da  massicce sedie di legno intagliato e icone dorate. I loro volti sono praticamente identici, cancellati dietro la medesima barba; solo il sorriso ne tradisce l’identità individuale e rivela l’affetto per Rondine, che “arriva in Caucaso prima che si faccia primavera”.
Del resto, spiega Franco Vaccari, “una rondine fa sempre il suo nido nella casa di un uomo buono”: l’amicizia è reciproca.
Anna, la nostra studentessa russa, si alza per spiegare cosa significhi la convivenza tra le varie religioni nello Studentato di Rondine. “C’è un ragazzo ebreo. Abbiamo anche una stanza per la preghiera dei musulmani. Durante il Ramadan, noi stiamo loro vicino e rispettiamo il loro credo. Così avviene per noi e per tutte le nostre religioni.”, spiega con grazia, fermezza e convinzione. La stessa convinzione che non l’ha fatta vacillare quando, al Ministero per i Rifugiati, si è ritrovata di fronte una enorme foto con un cartello che le intimava: “Stop Russia!”. Sembrava essere stata catapultata di nuovo nel conflitto, aveva gli occhi lucidi, quando Dato, georgiano,  è arrivato al suo fianco a ricordarle con la sua presenza la possibilità di un legame tra i due popoli.
È a questo punto che Anna ha scelto di brindare, durante la cena di addio a Tbilisi.
Il nostro Tamada, la figura che in Georgia gestisce la tavola decidendo chi debba fare un brindisi, è Aleko.
“L’Amicizia è in viaggio. Lo slogan che abbiamo scelto per il nostro itinerario in Caucaso del Sud è il più giusto. Perché c’è un’amicizia forte che lega l’Italia alla Georgia: grazie a Rondine, adesso ho una famiglia sia qui che in Italia”. Maga si augura che “chiunque non abbia trovato degli amici, in futuro li possa trovare.”
Al simpaticissimo Guy, spesso accusato di essere logorroico, è dato solo il tempo per aggiungere: “La nostra amicizia ha un valore personale ma ha anche un valore per il mondo. Quando si lavora e si ha il fango fino al collo, come accade a noi, è difficile guardare l’orizzonte. Si perde la speranza. Se qualcuno vi chiede se un piccolo gruppo di persone può cambiare il mondo, però,  la risposta è che esiste solo questo modo per cambiarlo”.
Il Presidente brinda a Giga, Rondine d’oro di vecchia data. Perché “abbiamo sofferto molto insieme, quando, all’inizio, non si sapeva se ci fosse futuro per Rondine”.
E se qualcuno brinda al “disordine creativo” che ci ha portati a realizzare questo viaggio, la “miniera” brinda al lavoro dell’intero staff, insieme al suo capo progetto, Luca Pighini, e al responsabile delle relazioni internazionali, Mauro D’Andrea. La Direttrice dello Studentato non dimentica i giovani rimasti a Rondine.
Manca Khatia, la nostra studentessa georgiana che si è ammalata: la mancanza dei suoi balli e delle sue mani sul pianoforte si fa sentire. Domani si staccherà dalla delegazione il Prof. Parsi. Ci seguirà da lontano.
Alla fine, la tradizione del Tamada è stata osservata, il giro di brindisi si chiude.
Il Presidente riceve in dono il leone d’oro e tutta la delegazione un pugnale georgiano. Sfoderate e incrociate le spade di fronte al flash di una macchina fotografica,  allegramente salutiamo Tbilisi ed i nostri ex studenti. Con la promessa di portare questo viaggio abbastanza lontano da superare tutti i conflitti.
AZ

 

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