Intervista ad Aldo Ferrari PDF Stampa E-mail
Giovedì 17 Giugno 2010 16:47
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Il Documento in 14 punti, può essere un punto di partenza per l’avvicinamento delle società civili della zona caucasica”. Il professor Aldo Ferrari, dell’Università Ca' Foscari di Venezia e coordinatore del programma di ricerca sul Caucaso e l’Asia Centrale dell’Ispi – Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano, si è fatto un’opinione ben precisa sul documento: “Può essere un punto di partenza se non si lascerà influenzare da facili illusioni, se continuerà ad essere estraneo alle dinamiche strategiche e geopolitiche dell’area e se proseguirà il suo impiego nella sfera diplomatica”. L’avvicinamento di popoli, che da sempre si trovano ad essere estremamente frammentati, sin dalle loro origini: “Il Caucaso è uno snodo di frontiera fra Asia ed Europa, una regione molto suggestiva, pensi solo ai miti che la popolano, come quello di Prometeo, incatenato ad una montagna caucasica dopo aver rubato il fuoco agli Dei, o agli Argonauti che giungono nella Colchide, una regione georgiana. In ogni modo, un grande conglomerato di popoli, con differenziazioni etno-linguistiche importanti, tanto che la zona viene chiamata anche ‘Montagna delle Lingue’, dove convivono tutte e tre le religioni monoteistiche. Una zona sfaccettata, dove prima dell’unificazione sotto la bandiera Russa, al sud della regione i rapporti più intensi erano con le civiltà evolute dell’Oriente. Mentre al nord, gli altri popoli con cui interfacciarsi erano quelli nomadi della steppa russa”.  Riepilogando, una zona diversificata sotto tutte quante le caratteristiche che definiscono un popolo, che siano etniche, linguistiche, religiose, o geografiche. Diversificazioni da cui spesso sono nate e nascono delle vere e proprie crisi. Dei popoli che guardano verso più di una direzione, alcune, come l’Armenia, la Georgia e l’Azerbaijan, voltate verso l’Europa e l’Occidente e le altre, che ancora guardano la Russia come l’unica strada possibile: “Nel Caucaso dobbiamo renderci conto che proprio per tutti i motivi che abbiamo appena elencato, dobbiamo riuscire a far mettere intorno ad un tavolo tutti quanti, ascoltando le istanze di ogni popolo e partendo dal presupposto che il loro contesto è quello russo/orientale, non quello occidentale. Gli sforzi di ognuno, devono essere in una prospettiva di lunga durata, con effetti lenti e di non sicuro esito, lasciando fuori ogni ragionamento di egemonia - come quello europeo - che si scontrerebbe con la realtà dei fatti. Al di là di questa prospettiva, non è possibile nessun tipo di soluzione: anche se le intenzioni fossero buone, anche se lo spirito di ogni azione diplomatica fosse più che nobile, gli effetti potrebbero rivelarsi negativi”. Parlare, quindi, parlare intorno ad un tavolo “ed equilibrare tutte le diverse ‘spinte’ che arrivano dalla Russia, dall’Europa e dall’Occidente in generale”. Ma “il Documento in 14 punti” potrebbe essere una svolta di prospettiva e il professr Aldo Ferrari, che un anno fa fu uno dei protagonisti della “Conferenza dei 150”, lo ribadisce: “Mi ricordo la fatica alla conferenza, la fatica di mettere intorno ad un tavolo delle realtà politiche ed etniche completamente diverse, magari in conflitto. Mi ricordo le discussioni, le mediazioni, i tanti punti di vista, ma alla fine il risultato è stato un documento comune”. Un documento comune, che fa tirare il vento. Dei “Ventidipace”, per far girare quei mulini eretti sulle montagne, che non danno farina se non si da loro…del vento.
 

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