Gli studenti raccontano PDF Stampa E-mail
Mercoledì 16 Giugno 2010 13:27
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Pubblichiamo il primo di una serie di racconti mitologici caucasici raccontati dagli studenti di Rondine.
LE SAGHE DEI NART
 
Le saghe dei Nart sono una serie di racconti provenienti dalle montagne del Caucaso. Delle storie che formarono la mitologia di base delle tribù della zona: alcune sono semplicemente storie, ma altre hanno un valore importante, come i miti della creazione e la teologia antica.
Gli abkhasi, gli abasa (abazini), i circassi, gli ubykhi, gli osseti, i ceceni, gli ingusci e i dagestani hanno tutti una loro versione delle saghe dei Nart, saghe che rappresentano lo spirito e l’autoconsapevolezza nazionale dei popoli citati.
I Nart sono dei giganti eroi della narrativa popolare. Alcune delle leggende delle saghe Nart, sono addirittura condivise dalla mitologia greca. La storia di Prometeo incatenato al monte Kazbek, per esempio, è particolarmente simile ad un altro dei miti delle saghe caucasiche. Queste condivisioni sono viste da alcuni come il segnale di una precedente prossimità dei popoli caucasici agli antichi greci, mostrato anche nel mito del Vello d'Oro: la Colchide, meta finale del viaggio di Giasone e degli Argonauti, si ritrova nell'attuale Georgia Occidentale e include il territorio dell'Abkhasia.
Sono uno studente abkhaso, presso Rondine Cittadella della Pace, per questo motivo racconto in breve la versione abkhasa della saga dei Nart.
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Secondo la leggenda, la società dei Nart è organizzata in modo matriarcale. Composta da cento fratelli e una sola sorella, tutti nascono da una madre. Una famiglia così grande, che simboleggia l’intero popolo abkhaso, non si trova in altre versione delle saghe. Al centro della vita quotidiana dei Nart si trova la produzione e il consumo collettivo. Nella saga si rispetta tanto il lavoro eroico dell’essere umano, in particolare, il lavoro del contadino, il lavoro del fabbro, e il lavoro della madre dei Nart, brava nella tessitura.
I Nart lavorano tanto con la terra, coltivano il miglio, il lino, sviluppano la cultura delle uve. E la caccia rimane la principale occupazione degli uomini. Uno degli argomenti principali nella saga sono i racconti delle campagne militari, per ottenere la gloria (khisratsara, in abkhaso), per difendere i più deboli, per conquistare i castelli inconquistabili ecc. Combattono contro i draghi e i giganti cannibali, contro le forze cattive della natura ecc.
Tante volte i Nart fanno delle campagne per scoprire dei nuovi territori. Molto spazio all’interno di questi miti lo prende anche la parte che riguarda i matrimoni, dove l’unico modo in cui è descritto è il rapimento.
Una delle figure più importanti e significative nella saga è la figura della madre dei Nart, Satanei-Guascia, che “riscalda senza sole, e brilla senza luna”. Satanei è rappresentata come una donna ideale. Lei è antenata e capa della famiglia, strega e profetessa saggia, può prevedere il futuro, la madre non invecchiabile e immortale, mentore del popolo. A.M.Gorkij ha chiamato Satanei “Il simbolo geniale” e la paragonava a Eracle e Prometeo. Altre figure femminili sono rappresentate in unica sorella dei cento Nart, Gunda-Pshdza (Gunda-Bellezza).
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In Abkhasia c’è una montagna che ha nome Nani-Gunda, dove ogni sabato nevica e non tutti possono salirci. Dicono che il nome di questa cima viene dalla saga dei Nart.
Il personaggio centrale della saga è  Nart-Sasrukua. Gli abkhasi lo chiamano “afyrkhatsa”, il più coraggioso tra i coraggiosi. Sasrukua è il personaggio preferito degli abkhasi. Ci sono tanti racconti che riguardano la sua mitica figura.
Nella versione abkhasa della saga è il fratello più piccolo e il più adorato dalla madre tra i cento Nart. La madre dei Nart, Satanei, l’ha partorito innaturalmente, l’ha fucinato dalla pietra, l’ha temperato dal fuoco e il ferro, gli ha regalato un cavallo mitico, gli ha dato l’intelligenza e il coraggio e l’ha fatto eroe invincibile. Così è diventato il più potente tra i cento Nart. Sasrukua ha fatto tanti atti eroici, ad esempio, riesce ad addomesticare un cavallo selvaggio al quale gli uomini avevano paura di avvicinarsi, sconfigge il drago nel regno degli inferi. Ma il ciclo più importante è l’estrazione del fuoco: salvando i suoi fratelli dal freddo Sasrukua estrae il fuoco due volte, prima dal cielo e poi dalla terra. All’inizio tira la freccia sulla stella nel cielo per dare un po’ di fuoco ai fratelli e poi va a sconfiggere il mostro per ottenere il fuoco che non si spegne. Tutto ciò non significa che il fuoco è stato scoperto in quei tempi, quando nasceva la saga dei Nart, ma piuttosto ci dimostra come gli esseri umani erano stupiti dal potere della natura.
Tutti i Nart hanno delle caratteristiche degli eroi, ognuno commette degli atti eroici e aiuta il popolo, ma nello stesso tempo ognuno di loro ha dei difetti. I Nart, come tutti gli esseri umani, nascono, vivono e muoiono. Possono essere gelosi, orgogliosi. Dei Nart dicono: “Cercavano sempre la verità, facevano sì che i cattivi si pentissero, violenti con i violenti, mentre con i buoni erano buoni, con i mitici erano mitici, con i deboli erano deboli”.
Un altro posto importante nella saga se lo aggiudicano gli animali (nella lingua abkhasa, così come in italiano, la parola animale deriva da anima) che potevano parlare. Tante volte i Nart chiedevano dei consigli ai loro cavalli mitici, gli “arash”.
Così nella saga dei Nart sono rappresentati tanti mondi, anche se ancora gli Dei non esistevano. O meglio, le divinità erano i Nart. Una conclusione a questa storia può essere un’altra storia, ancora più bella: i Nart sono l’unico folclore non modificato, sin dalla loro esistenza, che rappresenta delle particolarità, ma soprattutto delle radici, uniche, comuni a tutti i popoli caucasici. Finché ci sarà la saga dei Nart. allora i caucasici si ricorderanno delle loro radici comuni.
Kan 
Studente abkhaso a Rondine

 

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