| A colloquio con Valeri Kopaleishvili del ministero dei rifugiati georgiano |
|
|
|
| Giovedì 06 Gennaio 2011 18:03 |
|
“La Georgia non è in ottime condizioni: dopo il crollo dell'Urss è rimasta una parte di eredità sovietica e sono rimasti i territori occupati di Abcasia e Ossezia del Sud. Eppure storicamente è sempre stata tollerante, comprendendo in sé popoli diversi con diversi credi religiosi”: lo ha detto Valeri Kopaleishvili, capo del dipartimento amministrativo del Ministero per i rifugiati della Georgia.
Giunto in visita nel borgo toscano di Rondine lunedì 20 dicembre, il rappresentante del dicastero ha parlato a lungo con studenti e staff dell'attuale situazione nel suo Paese, che purtroppo nell'ultimo ventennio ha vissuto due conflitti: quello del 1991-1993 per le regioni di Abcasia e Ossezia del Sud auto-proclamatesi indipendenti e quello dell'agosto 2008 tra Georgia e Russia per il controllo dell'Ossezia del Sud.
“In realtà – ha spiegato Kopaleishvili – non percepisco conflitti etnici nel mio Paese, ma un conflitto ereditato dall'Urss che, all'epoca, per riuscire a controllare meglio il suo sterminato territorio, fomentava i conflitti interni. Ufficialmente – ammette – c'è conflitto tra Georgia e Russia, ma noi vogliamo guardare al futuro. Il futuro sono i valori, il futuro è l'Europa e noi ci consideriamo europei”.
Ammettendo di sentire una grande responsabilità verso Abcasia, Ossezia e Ossezia del Sud, il dirigente ha ribadito di “credere nella vita normale e nella pace: il nostro obiettivo – ha specificato – è consentire agli sfollati di svolgere una vita normale. In questa funzione non siamo un organo politico ma cerchiamo di generare protezione e ritorno alla normalità”.
A proposito di profughi Valeri Kopaleishvili ha fornito alcune cifre: dopo le violenze del 1991-1993 sono rimaste sfollate circa 80.000 famiglie, per un totale di 230.000 individui, mentre all'indomani del breve conflitto del 2008 a fuggire sono state circa 8.000 famiglie (23.000 individui). “Da tre anni a questa parte – spiega l'intervistato – le nostre strategie sono di fornire soluzioni abitative e programmi di integrazione sociale”. In tutto attualmente gli idps (internally displaced persons, sfollati) sarebbero 88.000: di questi circa 10.000 non hanno più bisogno dell'assistenza governativa mentre 55.000 dipendono dal governo, che prosegue nell'applicazione dei suoi programmi di riabilitazione. Circa 23.000 famiglie di sfollati (in tutto 70.000 individui) hanno usufruito di soluzioni abitative durature come parte del Piano di azione per l'applicazione della strategia statale per gli idps, mentre 55.000 famiglie le stanno ancora aspettando. (Luciana Maci)
“La Georgia non è in ottime condizioni: dopo il crollo dell'Urss è rimasta una parte di eredità sovietica e sono rimasti i territori occupati di Abcasia e Ossezia del Sud. Eppure storicamente è sempre stata tollerante, comprendendo in sé popoli diversi con diversi credi religiosi”: lo ha detto Valeri Kopaleishvili, capo del dipartimento amministrativo del Ministero per i rifugiati della Georgia. Giunto in visita nel borgo toscano di Rondine lunedì 20 dicembre, il rappresentante del dicastero ha parlato a lungo con studenti e staff dell'attuale situazione nel suo Paese, che purtroppo nell'ultimo ventennio ha vissuto due conflitti: quello del 1991-1993 per le regioni di Abcasia e Ossezia del Sud auto-proclamatesi indipendenti e quello dell'agosto 2008 tra Georgia e Russia per il controllo dell'Ossezia del Sud. “In realtà – ha spiegato Kopaleishvili – non percepisco conflitti etnici nel mio Paese, ma un conflitto ereditato dall'Urss che, all'epoca, per riuscire a controllare meglio il suo sterminato territorio, fomentava i conflitti interni. Ufficialmente – ammette – c'è conflitto tra Georgia e Russia, ma noi vogliamo guardare al futuro. Il futuro sono i valori, il futuro è l'Europa e noi ci consideriamo europei”. Ammettendo di sentire una grande responsabilità verso Abcasia e Ossezia, il dirigente ha ribadito di “credere nella vita normale e nella pace: il nostro obiettivo – ha specificato – è consentire agli sfollati di svolgere una vita normale. In questa funzione non siamo un organo politico ma cerchiamo di generare protezione e ritorno alla normalità”. A proposito di profughi Valeri Kopaleishvili ha fornito alcune cifre: dopo le violenze del 1991-1993 sono rimaste sfollate circa 80.000 famiglie, per un totale di 230.000 individui, mentre all'indomani del breve conflitto del 2008 a fuggire sono state circa 8.000 famiglie (23.000 individui). “Da tre anni a questa parte – spiega l'intervistato – le nostre strategie sono di fornire soluzioni abitative e programmi di integrazione sociale”. In tutto attualmente gli idps (internally displaced persons, sfollati) sarebbero 88.000: di questi circa 10.000 non hanno più bisogno dell'assistenza governativa mentre 55.000 dipendono dal governo, che prosegue nell'applicazione dei suoi programmi di riabilitazione. Circa 23.000 famiglie di sfollati (in tutto 70.000 individui) hanno usufruito di soluzioni abitative durature come parte del Piano di azione per l'applicazione della strategia statale per gli idps, mentre 55.000 famiglie le stanno ancora aspettando. (Luciana Maci) |










