| “RICORDATEVI DI ASCOLTARE”: PARLA ELISABETH KVITASHVILI, USAID |
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| Giovedì 18 Novembre 2010 13:11 |
“Mio padre era georgiano: molti suoi parenti sono stati uccisi dai sovietici e lui stesso ha combattuto contro i russi. Poi ha sposato mia madre, una russa. Ricordo che mio padre era solito dirmi: devi guardare alle persone, non importa da dove vengono”. Sono parole di Elisabeth Kvitashvili, consigliere per gli affari umanitari di Usaid, agenzia governativa statunitense per gli aiuti allo sviluppo, in visita allo Studentato Internazionale di Rondine ieri 15 novembre 2010.Nata negli Usa, Elisabeth è stata inviata per lavoro in varie zone di conflitto, dal Caucaso all'Afghanistan, dalla Bosnia al Rwanda. Rispondendo alle domande degli studenti di Rondine, ha spiegato che “tutti i conflitti sono un po' diversi tra loro ma hanno punti in comune, per esempio il desiderio di potere. Per cercare di risolverli bisogna trovare il modo di sedersi attorno a un tavolo, parlare e soprattutto ascoltare. Grazie al mio lavoro ho capito quanto è importante saper ascoltare. Ovviamente il dialogo deve essere reciproco, perciò occorre individuare un terreno comune e figure neutrali come per esempio i capi religiosi, tradizionalmente impegnati per la pace”.
Ricevendo dall'Associazione i 14 punti per la pace nel Caucaso, elaborati dai circa 150 partecipanti alla Conferenza internazionale di maggio 2009 a La Verna (Arezzo), l'esperta ha espresso la sua opinione sulle politiche statunitensi per il Caucaso del Sud: “Il presidente George W. Bush aveva sviluppato relazioni amichevoli soprattutto con i singoli capi di governo. Per esempio aveva un ottimo rapporto con il presidente della Georgia Mikheil Saakashvili. Personalmente ritengo che sia stato commesso un errore sostenendo l'individuo invece del popolo. Non abbiamo dedicato tempo sufficiente alla società civile e alla democrazia”.
Sempre su questo argomento, Kvitashvili – impegnata nell'ufficio per la democrazia, i conflitti e l'assistenza umanitaria di Usaid – ha sottolineato come le politiche di uno Stato possano variare negli anni a seconda delle circostanze. “Anche se attualmente gli Usa vogliono che l'Abcasia e l'Ossezia del Sud restino parte della Georgia, non è detto che tra 10 anni non cambino idea. Una cosa è certa: tutti noi vogliamo la pace”. (L.M.)
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“Mio padre era georgiano: molti suoi parenti sono stati uccisi dai sovietici e lui stesso ha combattuto contro i russi. Poi ha sposato mia madre, una russa. Ricordo che mio padre era solito dirmi: devi guardare alle persone, non importa da dove vengono”. Sono parole di Elisabeth Kvitashvili, consigliere per gli affari umanitari di Usaid, agenzia governativa statunitense per gli aiuti allo sviluppo, in visita allo Studentato Internazionale di Rondine ieri 15 novembre 2010.



