| La capacità di non aver sognato invano |
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| Lunedì 19 Luglio 2010 09:14 |
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19 Luglio 2010 -Tbilisi - Nell’aula dell’Iberia State University in cui Franco Vaccari ha ricevuto la Laurea Honoris Causa in Diplomazia Internazionale e tenuto la sua lectio magistralis, una donna si alza in piedi per chiedere se veramente tutti gli studenti prima di arrivare a Rondine sappiano cosa significhi la rabbia insuperabile dall’aver perso i propri cari per mano del nemico.
“Per ricevere molto dolore bisogna anche saperlo ben contenere”, risponde pragmaticamente il Presidente. Non tutti i giovani dello Studentato Internazionale sono stati coinvolti direttamente nella tragedia del conflitto. Per alcuni, invece, una storia individuale segnata indelebilmente dalla tragedia fa sì che la convivenza con il nemico inneschi delle difficoltà esistenziali inconfessabili. Gli studenti di Rondine possiedono tutti, in ogni caso, un pudore dei sentimenti e un’umiltà autentica nei confronti del proprio vissuto che permette una più immediata conoscenza e comprensione dell’altro.
Le scelte per la selezione, la formazione e la gestione delle dinamiche di un gruppo che deve fare i conti con delle condizioni di vita particolari come quelle di Rondine sono necessarie per non fallire.
L’obiettivo è chiamare ognuno a “costruire il futuro di tutti”, in un processo in cui la storia non si limita mai a rimanere esclusivamente dell’altro. L’esperienza individuale diventa collettiva, “la rabbia viene trasformata in un compito storico”, spiega Franco Vaccari, orgogliosamente. La rabbia è la manifestazione ultima dell’incontrovertibilità dei fatti, l’evidenza dell’irrecuperabilità delle esistenze dopo la violenza del conflitto. Prima ancora viene il rifiuto per la realtà. Prima ancora il dolore. Rondine si pone proprio dopo il dolore e la rabbia, per impedire l’arrivo dell’odio e salvare i giovani dalla continuità del conflitto.
La più grande conquista di Franco Vaccari è esser riuscito a rendere il suo sogno la realtà di molti, la sua impresa- l’opera cui tutti hanno cercato di dare il loro contributo. L’essere arrivato insieme a tutti gli altri al traguardo, non essersi lasciato nessuno indietro, è questo che misura la capacità di un uomo di non aver sognato invano.
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