A presto Azerbaigian! Welcome to Georgia! PDF Stampa E-mail
Lunedì 19 Luglio 2010 09:20
18 luglio 2010- Frontiera tra Azerbaigian e Georgia. Il deserto che circonda Baku e gli azeri che vendono cocomeri e nocciole ci hanno accompagnati alla frontiera con la Georgia. L’unica resistenza al nostro passaggio, i buoi che volevano trattenere il nostro autobus nella loro terra, sostando sulla strada.
La frontiera esprime qualcosa di inconcepibile per l’immaginario occidentale: può richiamare  paradossalmente una trincea. Per i nostri studenti è diverso. Lo sa bene Guy, israeliano, cosa significhi attraversare il confine. Gli studenti mascherano con il sorriso la tensione: un anno di amicizia a Rondine con chi sta dall’altra parte della linea di confine è bastato per rendere abbastanza surreale questo momento. I loro volti sembrano dire: “Ecco: siamo tornati.”
Il confine è il luogo dove tutti vengono spogliati dei loro pudori: le famiglie, gli uomini, le donne. Persino le macchine vengono smontate fino all’ultimo pezzo: gli si guarda sotto la carrozzeria,  per controllare che il fondo non nasconda qualche bomba.
Nella parte azera alcuni uomini stanno seduti lungo lo sbarramento. È difficile capire perché vogliano stare appollaiati proprio lì, dove il loro mondo finisce ed inizia l’altrui. Sembra che non vogliano staccarsi da quel luogo, per non tradire la verità dei fatti, per non dimenticare nel cuore delle loro città vivaci, dei loro paesi sereni, che il loro Caucaso è diviso in aree di diffidenza e timori.
I nostri passaporti, invece, sono un allegro collage di nazionalità diverse. Il problema principale non è Anna, la studentessa russa. Invece è Tanja a rallentare il passaggio: per loro è la prima macedone ad entrare in Georgia!
Gli italiani passano tutti insieme, per primi. Aleko, il nostro studente georgiano, aspetta in fila, con noi, parlando a un poliziotto. In una valigia enorme e pesante, che trascino per una maniglia, portiamo le brochure del nostro viaggio di amicizia nel Caucaso del Sud. Aleko rassicura l’agente e mi chiede di sua iniziativa di aprire la valigia e di fare vedere le brochure, con tranquillità. Non ha nessuna paura, il nostro Aleksandre. Desidera che quell’uomo veda e sappia. Ha voglia di dire a tutti i suoi connazionali quanto sia importante ciò che stiamo facendo. E sceglie proprio il luogo più significativo per farlo.
“Welcome to Georgia!”e poi, dopo la mia paradossale “paura da contrabbando di pace”, siamo in Georgia.
Solo i cani attraversano il confine liberi. I randagi sono i cani adatti per questo luogo in cui nessuno sembra avere più voglia di controlli e di caccia all’inghippo. La guardia al confine la fa questo bastardino sonnolento, a digiuno di carezze e di amici.
“Almeno non potremo dire che non c'era un cane al confine!” ha ironizzato il nostro presidente e poi, dopo un’ora e mezza di attesa, si è ripreso tutti i suoi studenti. La squadra è pronta a tornare al suo sogno, non senza prima aver cenato in un capannone di legno, visitato il bagno turco dentro la campagna e festeggiato, in quel posto al quale resterà affezionata, con un buon khachapuri.
Az

 

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